Made with love by Luca Giuseppe Murrone
Una nuova operazione anti-’ndrangheta in Calabria. Questa volta, a essere coinvolta è la Piana di Sibari, un nome che la storia ricorda sempre con tanto fascino e rispetto, ma che gli uomini di «onore e rispetto» forse disprezzano un po’.
Sono 41 le persone raggiunte, all’alba del 28 ottobre 2026, da misure cautelari nell’ambito di un’operazione che ipotizza diversi reati. Tra queste vi è anche un nome altisonante, quello di Flavio Stasi, primo cittadino di Corigliano-Rossano, terzo comune più popoloso della Calabria.
RealisticaMente parlando, occorre precisare che tutte le 41 persone coinvolte in questa operazione, compreso ovviamente il sindaco Stasi, sono da considerarsi non colpevoli fino a un’eventuale condanna definitiva, nel rispetto del principio della presunzione d’innocenza.
Ce lo auguriamo tutti, così come se lo augurano i tanti cittadini di Corigliano-Rossano e non solo, che in questa autunnale giornata si sono svegliati con una notizia che lascia tanti interrogativi.
Certo, a detta del sindaco, l’attività amministrativa continuerà, seppur con le limitazioni operative legate alla misura cautelare degli arresti domiciliari. Ma, in attesa che la magistratura faccia il proprio corso, occorre tenere alta l’attenzione.
Questa operazione, condotta dai carabinieri del ROS e del Comando provinciale di Cosenza, che hanno eseguito le ordinanze emesse dal GIP di Catanzaro, va a scoperchiare, ancora una volta, un vaso di Pandora in un territorio che di vasi e di «reperti storici» ne è pieno.
Se la Piana è fertile dal punto di vista dell’arte, della storia e della cultura, è proprio questa ricchezza a rendere ancora più stridente il contrasto con le forme di malaffare che continuano a radicarsi nel territorio. Qui il caporalato, come dimostrano le vicende giudiziarie e alcune importanti inchieste, sembra quasi una cosa scontata. Eppure continua a esserci.
Un’altra operazione, in quel vasto territorio, risale a circa due mesi fa. Il 2 settembre 2026, infatti, la Direzione distrettuale antimafia ha disposto il fermo di 20 persone nell’ambito di un’indagine sul caporalato e sullo sfruttamento dei lavoratori. Ed ecco che termini come mafia, potere e denaro finiscono per intrecciarsi con questioni sociali concrete, restituendo un’immagine complessa e contraddittoria della Calabria.
Seppur, all’apparenza, meno esposta mediaticamente, la Piana di Sibari resta una delle aree in cui il malaffare ha trovato terreno fertile. Il bravissimo giornalista Pietro Comito, su YouTube, ci fornisce un quadro chiaro e preciso di come sia cambiata negli anni la ‘ndrangheta della Sibaritide.
Anch’essa ha abbandonato, nel tempo, la coppola e la lupara, ma ha conservato caratteristiche proprie, radicate nel contesto locale. Una realtà diversa da quella di altre organizzazioni criminali più esposte mediaticamente, come quelle del Crotonese e, in particolare, di Cutro e Cirò.
Cassano allo Ionio, Sibari, Lauropoli. Terreno fertile per i malavitosi che, spinti dalla sete di potere, sono rimasti a lungo silenti, ma che, come tutte le organizzazioni di stampo ‘ndranghetistico, hanno cercato di alzare la voce quando necessario.
L’hanno fatto e continuano a farlo. Poi, spesso, grazie anche al lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine, vengono scoperti. Gli affari criminali della Sibaritide, passata da gruppi di malandrini a realtà sempre più strutturate e capaci di avvalersi anche di forze esterne, sono ormai un tema noto. E, a volte, fanno anche piangere.
Hanno fatto sangue in passato e lo fanno anche adesso. L’ultimo agguato, precedente all’operazione del 28 ottobre, è avvenuto proprio qualche giorno fa. Un commando armato ha ucciso, nel territorio di Cassano allo Ionio, Silvana Sibarelli, compagna di Damiano Pepe. La donna è stata raggiunta da oltre 30 colpi d’arma da fuoco. Il vero obiettivo, secondo gli inquirenti, sarebbe stato proprio Pepe.
Quest’ultimo, rimasto gravemente ferito ma non in pericolo di vita, è stato arrestato nell’ambito dell’ultima operazione.
Ancora sangue, ancora malaffare in un territorio che troppo spesso finisce per disonorare la propria storia, la propria cultura e il proprio passato. Lo fa con la Magna Grecia, lo fa con la Piana di Sibari e lo fa, purtroppo, anche altrove.
Soldi, denaro sporco e, se serve, anche sangue. In una terra che continua a fare i conti con le proprie ferite, resta una domanda: quanto ancora dovrà passare prima che qualcosa cambi davvero?