Made with love by Gian Franco Murrone
Prendere il treno, salire su un regionale, non è solo un modo per spostarsi da un punto all’altro, è un punto di connessione con l’umanità, tutta.
È un incrocio di vite, esperienze, paure, sorrisi (pochi), ambizioni, accenti e accidenti, che incidentalmente, per un tratto preciso del proprio percorso, si incontrato, inesorabilmente, lungo lo stesso binario; che è un po’ una bella metafora della vita!
E tutto questo per me è fonte di grande ispirazione, non già per scrivere ciò che mi viene da scrivere, quanto per quel non so ché di poetico che mi racconta ogni volta, che ogni volta mi bacia: io mi metto qui e guardo, sto fermo e ascolto.
No, non pensate male! Non mi metto a puntare gli occhi su nessuno – che poi è un attimo e persino di fronte ad uno sguardo gentile uno si trova una sberla in faccia! E no, non mi metto nemmeno ad origliare i fatti altrui, anche perché qui nessuno parla – son tutti a capo chino sul telefono – ma io ascolto comunque, anzi sento.
Sento le tensioni sul volto di una madre, le rughe cariche di apprensione di un anziano, il sorriso già sbucciato dalla vita di una coppia di adolescenti e, sento, la fatica nelle scarpe di chi non ha con sé una borsa 24ore o un Piquadro sulle spalle ma un secchio pieno di attrezzi con cui fa’ cose, forse case, che porta in giro su un treno, da un punto all’altro delle nostre storie, così diverse, eppure, ora, sullo stesso binario.
Ed io di questa umanità, spesso così confusa, assente e nervosa, sento ancora il bisogno.